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Quando il chirurgo dice “no”

Sui social è noto come “Ken umano”. È Rodrigo Alvez, brasiliano, 36 anni. Oltre 50 interventi di chirurgia estetica. Comprese 8 rinoplastiche, un lifting e ben 22 liposuzioni. Senza contare le infinite procedure di medicina estetica. Il tutto per soddisfare il suo unico desiderio: trasformarsi nel mitico fidanzato di Barbie. Anche se di recente sembra abbia dichiarato di essersi pentito, è impossibile non pensare che sia andato decisamente oltre. E che dietro al suo ricorrere ossessivo a il chirurgo ci sia, come a volte capita, un disturbo comportamentale.

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Ken Umano

Il BDD

Quello che gli americani definiscono BDD (Body Dysmorphic Disorder), Disordine dismorfico del corpo. Una malattia mentale cronica. Che si caratterizza per un’ossessione riguardo a un presunto difetto del proprio aspetto fisico che assume connotati patologici.

Perché ne parliamo?

Perché il BDD è uno dei motivi per cui il chirurgo estetico professionale, serio ed esperto potrebbe rifiutare le richieste di un paziente e rinunciare a operarlo.

Rispondere alle esigenze del paziente con:

  1. autorevolezza;
  2. professionalità;
  3. esperienza;
  4. efficienza;

è l’obiettivo primario di un medico qualificato e responsabile.

Questo include anche:

  1. sincerità;
  2. trasparenza;
  3. corretta e completa informazione;

elementi fondamentali per un rapporto di fiducia reciproca e per la soddisfazione del paziente.

Il chirurgo bravo dice anche dei “no”!

E, aggiungiamo, deve essere contemplato anche il sapere dire “no” quando e se necessario. Capita purtroppo, raramente per fortuna, di incappare in professionisti non eticamente corretti. Che non resistono alla tentazione del “facile guadagno”.

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Donatella Versace, prima e dopo

Cosa significa?

Anno dopo anno un numero sempre maggiore di persone si avvicina alla chirurgia estetica. Vuoi perché sono crollate le ultime reticenze nei confronti del “ritocchino”, vuoi perché viviamo in una società basata sull’immagine. Aumentando i pazienti, aumentano le “entrate”. Non tutti i chirurghi sono disposti a rinunciare a incrementare il loro budget. Un altro fattore da non sottovalutare nel scegliere il chirurgo è la sua serietà nell’approccio alla procedura.

Le operazioni estetiche sono da considerare come qualsiasi altro intervento chirurgico

Il chirurgo bravo lo sa: gli interventi estetici hanno rischi ed effetti collaterali, nonché controindicazioni. Quando si pensa alla chirurgia estetica, il fatto che viene considerata una procedura “beauty” piuttosto che medica può portare a prenderla alla leggera. A credere che nulla possa accadere. Invece, un professionista qualificato sa che è suo dovere informare correttamente il paziente sui rischi e sulle conseguenze che potrebbero verificarsi. Anche se si è in buona salute e se nel pre-operatorio sono stati fatti tutti gli esami clinici e gli accertamenti necessari.

Questo aspetto viene preso molto seriamente Negli Stati Uniti

Dove esistono stati in cui è obbligatorio per legge avere l’autorizzazione del medico prima di procedere a un intervento di chirurgia estetica. O a qualsiasi procedura che richieda un’anestesia generale.

Esempio ne sia la California

Il 12 ottobre 2009, è stato firmato dall’allora governatore Arnold Schwarzenegger, il Donda West Act dopo la morte della madre di Kanye West a causa di complicanze post operatorie. Il primo chirurgo scelto da Donda si era rifiutato di operarla. Perché essendo preoccupato per le sue condizioni di salute aveva richiesto l’autorizzazione del medico prima di procedere. Come risposta, Donda si è rivolta a un altro chirurgo estetico non certificato (con già all’attivo cause per negligenza professionale e condanne penali). Questi non ha posto nessuna obiezione. Ha eseguito in contemporanea diverse procedure estetiche, tra cui liposuzione, addominoplastica e mastoplastica riduttiva.

La morte di Donda ha destato molto scalpore negli States

I legislatori hanno rapidamente approvato il Donda West Act. In cui si stabilisce che in California un paziente deve essere sottoposto a una visita medica e ad esami pre-operatori prima di sottoporsi a un intervento di chirurgia estetica. Che si tratti di una legge dello stato o meno, i chirurghi all’unanimità richiedono sempre l’autorizzazione del medico. Il fatto che non venga è già un primo campanello d’allarme per i pazienti, così come lo è un loro rifiuto per il medico.

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Chirurgo

Il chirurgo può dire “alt”

Un secondo motivo di “alt” da parte del chirurgo può imporsi quando durante la visita preliminare ha la sensazione che la decisione di sottoporsi all’intervento non sia una libera scelta del paziente. Ma piuttosto risponda ai desideri o alle pressioni di altri. O sia una sorta di soluzione ad altri problemi.

Frasi quali:

  • “Ho bisogno di un lifting (e non “voglio” un lifting) perché mio marito guarda le donne più giovani e devo sembrarlo anch’io per non perderlo”;à
  • “Voglio aumentare le dimensioni del mio seno perché al mio ragazzo piacciono i décolleté importanti (ed è lui che paga…)”;

rappresentano un segnale inequivocabile per qualsiasi professionista. Il risultato dell’intervento chirurgico è permanente e una procedura non dovrebbe mai essere eseguita se il paziente non è pienamente convinto della propria decisione.

Un altro fattore limitante per il chirurgo

E’ un paziente con un BMI (Indice di massa corporea) troppo alto o troppo basso. Chi desidera sottoporsi a una procedura per snellire o modellare il corpo potrebbe rimanere deluso dal sentirsi dire dal medico che non lo opererà se il suo stile di vita non è sano ed equilibrato, non prevede una regolare attività fisica e non sia orientato al mantenimento di un determinato BMI.

Il Dott. Richard Tornambe

Chirurgo plastico di New York, spiega che “capita spesso nei pazienti che richiedono un’addominoplastica. Il mio limite di BMI un tempo era 35 ora è 30. Il motivo è che se esegui l’intervento su un paziente con un BMI di 35 o anche più, né io né lui saremo soddisfatti del risultati. Inoltre c’è un maggior rischio di complicanze post-operatorie. Sono sicuro di avere perso dei pazienti per questo, ma non mi interessa, la correttezza viene prima di tutto”.

Ed è ancora il BMI a fare la differenza

Nel caso di un “Brazilian Butt Lift”, ovvero un “risollevamento dei glutei brasiliano”. “Per un paziente che richiede questa procedura – specifica ancora il dott. Tornambemi attengo ancora a un BMI di 30 o 32. Nella maggiore parte dei casi rimuovere l’adipe dalle zone selezionate (solitamente parte esterna della coscia, bassa schiena e addome) è già sufficiente per creare un aspetto più gradevole, un contorno più definito e per dare effetto visivo di gluteo più grande. Reiniettare il grasso precedentemente aspirato diventa quasi inutile”. Allo stesso modo il Brazilian Butt Lift, non può essere eseguito in un paziente con un BMI molto basso perché non è possibile prelevare la quantità di grasso adeguata per riempire e rimodellare il glutei .

I casi di patologia psicologica

Capita meno di frequente. Fortunatamente sono casi che non si incontrano nella pratica clinica quotidiana. Che il chirurgo si opponga a un intervento di chirurgia estetica per motivi etici e morali. Avviene quando si trova davanti a un paziente affetto da BDD (Body Dysmorphic Disorder). Una patologia responsabile di una alterata e irreale percezione del proprio corpo. Un disturbo che un professionista riesce a intercettare precocemente. A partire delle prime visite e dal colloquio iniziale con il paziente. Qualora le sue aspettative non siano realizzabili, o ha la certezza di una sua dipendenza dalle procedure estetiche, è obbligo professionale e deontologico del medico motivarlo a desistere dall’intervento. Lo stesso comportamento può essere adottato quando nella scheda in cui il paziente è tenuto ad elencare i farmaci che assume regolarmente sono presenti prescrizioni per la depressione o il disturbo bipolare.

Infine, il chirurgo può dire un “no”

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Colloquio

In risposta a delle aspettative non realistiche. I Social Media, i vari filtri Instagram e le app di editing quali FaceTune, sono spesso responsabili di dare a chi le usa un’immagine distorta di sé. Il chirurgo estetico si trova sempre più spesso a rispondere a richieste del tutto irragionevoli. In realtà accadeva anche in era pre-social, quando il paziente si presentava nello studio del medico con la foto dell’attore di Hollywood, della star o del cantante preferito ritagliata dai giornali. Oggi, questo fenomeno è cresciuto esponenzialmente e sempre più spesso la richiesta è quella di volere apparire come il proprio idolo o come se stessi in un’immagine photoshoppata e pubblicata online, dimenticando che la realtà e tutt’altra cosa e il loro obiettivo semplicemente impossibile da raggiungere.

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