seno cadente
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Seno cadente: il maggior cruccio di tante donne

Il seno? Preferirlo più o meno generoso è una questione di gusto personale. Ma non c’è donna che non sogni di averlo tonico, sodo e dalle forme armoniose, così perfetto da sfoggiare con fierezza. Il grande incubo di ogni donna è proprio quello: il seno cadente.

Perché succede di dover fare i conti con un seno cadente?

A volte però ci si trova a fare i conti con un décolleté svuotato o privo di tono.

Le cause?

  1. L’invecchiamento, con il passare del tempo i legamenti e il tessuto connettivo che lo mantengono in forma si allungano e perdono elasticità.
  2. Un dimagrimento importante e repentino, che porta alla diminuzione del tessuto adiposo responsabile del suo volume.
  3. La gravidanza.
  4. L’allattamento, che mettono a dura prova il seno, sottoponendolo a un repentino cambiamento di dimensioni in pochi mesi.
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Seno

Che fare in caso di seno cadente?

Vietato rassegnarsi! La medicina e chirurgia estetica offrono differenti soluzioni. Invasive e non invasive. Mirate ad affrontare la ptosi mammaria e non solo. Negli ultimi tempi, infatti, i canoni estetici in tema di décolleté stanno cambiando. Se negli scorsi decenni vigeva il diktat “più grande è meglio è”, oggi un numero sempre maggiore di donne sceglie un seno proporzionato e in armonia con la propria fisicità. A patto però che sia alto, tonico e non mostri segni di cedimento.

Quale procedura scegliere?

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Dipende! Dalla situazione personale e dagli obiettivi che si desiderano raggiungere. Rivolgersi a un professionista esperto che saprà consigliare al meglio, diventa quindi fondamentale per essere sicuri di non commettere errori. E di raggiungere il risultato ottimale. In attesa di fissare l’appuntamento con il chirurgo plastico ed estetico che avete scelto, vi presentiamo cinque procedure tra le più diffuse illustrandovene in dettaglio tecniche, benefici e risultati.

Vampire Breast Lift

È un’opzione non invasiva, pensata per chi desidera un risultato temporaneo. Non troppo evidente e senza tempi di inattività. La procedura prevede un prelievo di sangue dal paziente. Che viene opportunamente processato e trattato per separare le piastrine dai globuli bianchi e da altri materiali. Permettendo di ottenere il PRP (Platelet-Rich Plasma, plasma ricco di piastrine). Che verrà iniettato nel tessuto del seno per stimolare la produzione di collagene e facilitare la rigenerazione tissutale. L’iniezione del PRP del paziente nel tessuto mammario può temporaneamente creare volume e pienezza. Grazie alla capacità dai fattori di crescita, rilasciati dalle piastrine di stimolare la migrazione e la crescita cellulare, la formazione di vasi sanguigni, la sintesi di collagene e il differenziamento cellulare.

Tuttavia non è una soluzione a lungo termine

Come sottolinea la dott.ssa Camille Cash, chirurgo plastico di Houston “È una procedura molto limitata, non credo che l’iniezione di PRP creerà un reale e sostanziale aumento del seno”. Il trattamento richiede circa 15 minuti ed è la procedura più breve e meno invasiva mirata a contrastare il cedimento del décolleté. Unico effetto collaterale: potrebbe verificarsi un lieve dolore nell’area dell’iniezione. Accompagnato da rossore e gonfiore. Che si risolvono in pochi giorni.

Body Tite

Per le donne che desiderano un lifting del seno, ma hanno paura di sottoporsi all’intervento chirurgico e temono le eventuali cicatrici visibili che a volte possono accompagnarlo. Il Body Tite è una possibile soluzione. È una procedura minimamente invasiva. Che utilizza l’energia a radiofrequenza per tonificare la pelle e rafforzare i legamenti. Stimolando la produzione del collagene. Portando a un conseguente risollevamento del décolleté.

Dicono gli esperti

“Il lifting del seno tramite il Body Tite – afferma il dott. Darren Smith, chirurgo plastico di New York – è una procedura relativamente nuova che prevede di effettuare alcune incisioni di 2-3 millimetri in cui verrà inserito un manipolo mentre un secondo verrà appoggiato sulla superficie cutanea. I due manipoli si scambiano energia attraverso la pelle. Il riscaldamento del tessuto all’interno e all’esterno provoca un rafforzamento dei tessuti e l’incremento della sintesi del collagene. Il candidato ideale al Body Tite, spiega il dott. Smith dovrebbe presentare un rilassamento del seno di entità lieve. Se, infatti, può essere molto valido nel fornire un risollevamento lieve o moderato, il trattamento non è efficace quando la ptosi è importante e il seno cadente.

Dello stesso parere la dott.ssa Cash che puntualizza

“I pazienti sottoponendosi a questa procedura dovrebbero aspettarsi un risollevamento di circa 1 o 2 cm. È quindi indicata per chi desidera un modesto rassodamento della pelle”. Inoltre, è necessario ricordare che questa è una tecnica abbastanza recente e non si hanno ancora dati certi sulla longevità dei risultati.

Fat Transfer

Se l’idea di inserire delle protesi nel seno non entusiasma, un’opzione valida potrebbe essere il Fat Transfer. Chiamato anche Fat Grafting o Lipofilling.

Cos’è e come agisce contro il seno cadente?

È una tecnica chirurgica che prevede il reimpianto di cellule adipose (prelevate dalle aree in cui sono naturalmente presenti in quantità maggiore), in zone del corpo precedentemente individuate per ottenere un effetto di riempimento. In questo caso, tramite una liposuzione viene aspirata la quantità di grasso necessaria (solitamente dalla parte esterna della coscia, dall’addome e dai fianchi) che, adeguatamente trattata, verrà reiniettata attraverso punti di accesso precisi nel seno per migliorarne la forma e le dimensioni. “Di solito – spiega il dott. Smith – sono necessarie più sedute per ottenere il risultato desiderato perché non tutto il grasso innestato sopravviverà all’intervento”. Anche per il Fat Transfer, il paziente dovrebbe presentare un abbassamento del seno di entità lieve, nel caso il cedimento sia importante, non si otterrà l’effetto desiderato. Inoltre, la dott.ssa Cash ricorda che il Fat Transfer aumenta effettivamente le dimensioni del décolleté ma può anche in casi estremi creare grumi e microcalcificazioni (cellule adipose morte che non si dissolvono spontaneamente) che possono essere visibili con la mammografia e quindi portare a biopsie non necessarie a causa di esami di screening tumorali del seno dall’esito non chiaro.

Impianti

Il metodo più noto per modificare l’aspetto estetico del seno è sicuramente l’utilizzo delle protesi mammarie. Una procedura cui si ricorre anche per sollevare il décolleté. “Viene praticata una piccola incisione. Solitamente in una di queste tre posizioni:

  • sotto il seno;
  • nella piega;
  • lungo il bordo inferiore dell’areola;
  • sotto l’ascella;

spiega il dott. Smith – attraverso la quale viene inserito l’impianto posizionandolo sotto il tumulo del seno”. Il dott. Smith puntualizza che nel caso si voglia risollevare il seno ricorrendo solo agli impianti, è indispensabile che i pazienti siano realistici in termini di risultati.

A chi si consiglia?

“Il candidato ideale per un Breast Lift eseguito solo con protesi deve avere solo una leggera inclinazione verso il basso. E accettare un aumento delle dimensioni del décolleté. Inoltre, non bisogna dimenticare che esiste un limite al “sollevamento” verso l’alto. Che può offrire un impianto e che se si pensa, erroneamente di risolvere il problema ricorrendo a protesi di dimensioni maggiori, si può avere addirittura il risultato opposto. Ovvero incorrere nel “bottoming out”. Che si verifica quando una protesi troppo pesante allunga il tessuto molle del seno e causa un’inestetica pienezza inferiore. “Un paziente che ha un cedimento significativo – puntualizza il dott. Smith – non otterrà l’effetto di risollevamento desiderato solo con l’impianto. In questo caso è più indicato il Breast Lift tradizionale”.

Mastopessi

La Mastopessi, più nota anche come “lifting del seno” è la procedura più efficace per modificarlo definitivamente e in modo evidente. È un intervento che permette di risollevare e rimodellare un seno cadente che ha perso turgore e appare “svuotato” (ptosi mammaria), restituendogli forma e definizione. Nel corso della procedura, dopo avere eseguito opportune incisioni (il cui numero e posizione sono determinati dall’entità del cedimento), viene rimossa la cute in eccesso e riposizionato, sollevandolo, il tessuto del seno. Senza la necessità di inserire protesi mammarie. A meno che non si desideri abbinare alla mastopessi una mastoplastica additiva. Le tecniche operatorie possono essere differenti e si distinguono per la posizione in cui vengono effettuate le incisioni.

Tre quelle principali:

  1. Donut Lift, “a ciambella”. Che utilizza un’incisione circolare (che rievoca la forma dell’omonimo dolce) attorno all’areola. Rendendo le cicatrici pressochè invisibili. È adatta per un risollevamento minimo in pazienti che presentano un leggero cedimento ad iniziare dalla parte appuntita della mammella.
  2. Lollipop Lift, a “lecca-lecca”. È la tecnica preferibile quando il rilassamento è moderato. Poichè permette di risollevare significativamente il capezzolo e di rimuovere il tessuto dalla parte inferiore del seno dove solitamente è in eccesso. Il suo nome? Anche in questo caso si rifà alla posizione delle incisioni. Circolare, attorno all’areola, e verticale verso il basso, dall’areola alla piega inferiore del seno. Proprio come la forma di un lecca-lecca.
  3. Anchor Lift, ad “ancora”. Una tecnica che prevede tre incisioni che riproducono il disegno di un’ancora. Attorno all’areola, verticale dall’areola alla piega inferiore del seno, e orizzontale, lungo la piega del seno. È la procedura più indicata per pazienti che presentano un cedimento importante. E che necessitano di una riduzione del tessuto nell’area inferiore della mammella.

Nel caso si stia valutando di sottoporsi all’intervento di mastopessi, ci sono due fattori da considerare

seno cadente
Lifting Seno

Durante la procedura, l’afflusso del sangue al capezzolo viene interrotto. E’ quindi possibile che la sensibilità della zona possa cambiare o diminuire in seguito all’intervento. Inoltre, le incisioni associate al lifting del seno possono ridurre il tessuto mammario che si collega al capezzolo. E influenzare la produzione di latte materno in caso allattamento. L’intervento dovrà quindi essere posticipato, se si sta pianificando una futura gravidanza, che, sottoponendo il seno a una notevole tensione, ne vanificherebbe l’esito.

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