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Iniettabili: negli States sono “self-care”

Self-Care. Ovvero “cura di sé”. Un concetto che sfida ogni definizione. Ciascuno di noi ha un’idea del tutto personale del suo significato. Per alcuni corrisponde ai “basic” della vita: mangiare, dormire, socializzare. Per altri può essere meditare o dedicarsi allo yoga. Oppure concedersi dei momenti tutti per sé. O, ancora, delle gratificazioni. Infine, una tendenza recente ma in costante e progressivo aumento negli States, consiste nel fissare con regolarità un appuntamento con il medico estetico. Per fare cosa? Per sottoporsi a iniezioni di Botox o ricorrere a un filler dermico, detti anche iniettabili.

Iniettabili: botox e fillers

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Self-Care dal chirurgo estetico?

Il Botox, assieme agli altri iniettabili neuromodulatori quali:

  • Dysport;
  • Jeuveau;
  • i filler dermici riempitivi a base di acido ialuronico (Juvederm e Restylane);
  • Kybella (acido desossicolico, che, dall’azione citolitica “scioglie” il grasso che si riassorbe nell’organismo);

oltreoceano sono ufficialmente entrati a far parte dell’universo del “Self Care”.

Cosa ne pensano gli esperti?

I trattamenti estetici stanno diventando una parte sempre più importante nei discorsi generali sul benessere e la cura di sé”. Ha dichiarato il dott. Steve Dayan, chirurgo plastico di Chicago, nell’ambito dell’Aesthetics Report di Allergan, l’azienda produttrice di Botox e Juverderm. I dati del rapporto supportano la sua affermazione. Il 64% dei “consumatori esteticamente consapevoli” intervistati ha dichiarato che “looking on trends” influisce direttamente sulla loro fiducia.

Ma non mancano altre conferme sugli iniettabili

L’Aura Spa di Los Angeles, Centro Benessere Olistico, propone trattamenti basati su elementi naturali e iniettabili. A New York, Plump, un “injectable bar” nel suo menù mette il Botox subito sopra un soin chiamato “Skin Therapy”. Inoltre, “Even well + Good”, una piattaforma editoriale che invita i suoi lettori a “Wellness-ify your Entire Life” con contenuti incentrati sulla bellezza naturale e sui cibi sani di recente ha proclamato: “È tempo di allargare i nostri confini del benessere, di andare oltre lo scrub al sale e il sudare in palestra per includere tutto ciò che ci fa sentire meglio con noi stessi, compresi gli iniettabili”.

E’ sempre giusto?

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Iniettare o non iniettare?

Nasce immediata una prima riflessione. Non sempre ciò che fa stare bene una persona con se stessa è una cosa giusta o corretta.

Esempi non ne mancano:

  • dalla semplice abbuffata (che non è certo benefica per la salute);
  • al bullismo;
  • altre forme di violenza;
  • eccessi in generale.

Gli iniettabili non fanno eccezione. Non sono la soluzione a problemi più profondi di insicurezza e scarsa fiducia in sé. Possono essere una scelta dettata da una visione alterata del proprio aspetto. Tuttavia è vero anche l’esatto contrario.

Secondo il dott. Anthony Youn, “American Holistic Beauty Doc” e conduttore del podcast “The Holistic Plastic Surgery Show”

La cura di sé può riferirsi a tutto ciò che una persona fa per migliorare la propria vita e/o la propria salute” e cita meditazione, attività fisica, cura della pelle e trattamenti iniettabili. Puntualizza però che: “oggi c’è una vera e propria epidemia di giovani belle donne (e uomini) che sono profondamente insoddisfatte del proprio aspetto. Credono che gli iniettabili siano la chiave dell’autostima e di un’alta percezione di sé. Questo non è ciò che considero “auto-cura” ma piuttosto auto-distruzione”.

E Daniel O’Connel, Licensed Clinical Social Worker, un consulente specializzato nella salute mentale, è d’accordo

Dobbiamo chiederci quali siano le condizioni della persona prima del trattamento estetico. Così come avviene nel caso di una procedura ricostruttiva. Se una persona è vittima di severe ustioni, diamo la colpa al fuoco. Ma se ci troviamo davanti a un caso di dismorfia, dobbiamo guardare ai fattori sociali e psicologici che a portano a essere insoddisfatti del proprio aspetto. Il termine “cura di sé” andrebbe riservato alle azioni rivolte al vero “io” e non al suo “involucro”.

Come comportarsi, quindi?

Andrebbero quindi esaminati i motivi che portano a ricorrere agli iniettabili:

  • la pressione della società a rimanere sempre giovane;
  • l’aspetto esteriore che influenza l’autostima;
  • la curiosità di apparire diverso;

affrontando le sensazioni che suscitano con un lavoro interiore. Mirato a promuovere l’accettazione di sé, a trovare il proprio valore al di là dell’apparenza e dell’aspetto fisico.

Qui però entra in gioco un altro fattore

Ci sono studi che provano che alcuni iniettabili hanno effettivamente un impatto positivo sulla mente. È il caso, ad esempio, del Botox. Uno studio del 2017 riporta che si dimostra un potenziale trattamento nella depressione. Inibendo la possibilità di aggrottare le ciglia, di assumere un’espressione triste e aprendo lo sguardo risollevando i tratti, il botulino regala al volto un aspetto più disteso. Che agisce sull’umore traducendosi nel “sentirsi più felici”. A conferma, il fatto che anche i pazienti che non si sono sottoposti al Botox per trattare la depressione, hanno notato un cambiamento in positivo dell’umore.

Ma non è tutto sugli iniettabili!

C’è chi sostiene che a dettare il ricorso a neuromodulatori e riempitivi siano anche motivi medici. Come Lisa Goodman, fondatrice di GoodSkin, “healthy-aging clinic” di Los Angeles che ha inserito gli iniettabili nell’elenco dei trattamenti per la cura di sé. Tra i tanti esempi cita una sua paziente che attribuisce agli iniettabili il merito di averla aiutata ad apparire e a sentirsi meglio durante la chemioterapia. Ma anche un professionista che, con una carenza di grasso nella zona della palpebra inferiore, si affida ai filler per cancellare l’aspetto incavato e presentarsi agli appuntamenti di lavoro con uno sguardo fresco e riposato.

E continua puntualizzando che

Un motivo per ricorrere al Botox potrebbe essere anche un platisma iperattivo che, oltre a favorire il rilassamento della pelle del collo, può portare nel tempo a una compressione cervicale alterando la postura, senza dimenticare che, se posizionati correttamente, i filler possono rallentare la perdita ossea e favorire la sintesi di nuovo collagene”.

Ritocchini per il benessere psico-fisico? Sì o no?

Per quanto convincenti possano essere questi esempi, il loro contributo a sostegno dell’utilizzo dei “ritocchini” come pratica per il benessere è abbastanza discutibile. Perché fondamentalmente non rappresentano il vero motivo che spinge la maggior parte delle persone ad avvalersi del Botox o dei filler. Cioè il desiderio di contrastare i segni d’invecchiamento o di rimpolpare labbra e zigomi.

Ci sono poi altri elementi da valutare

Una sola seduta non è in grado di risolvere i problemi legati all’insicurezza. Innesca un “meccanismo” mentale che implica il “dovere” a ripeterla appena i risultati ottenuti iniziano a svanire. Inoltre, molti pazienti hanno affermato che l’essersi sottoposti a un trattamento con gli iniettabili li ha resi più consapevoli di altri loro “difetti risolvibili”, portandoli ad avvalersi nel tempo di altre procedure. Un effetto “a cascata” che nei casi più gravi porta al Body Dysmorphic Disoder. Una visione distorta del proprio aspetto che porta e vedere e percepire difetti non reali.

L’importanza della professionalità

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Un professionista qualificato saprà però capire quando ci si trova di fronte a un paziente affetto di disordine dismorfico e sarà in grado agire di conseguenza, se ritiene che la procedura richiesta non sia necessaria o si stia superando il limite. La tendenza attuale poi è quella di concentrarsi sull’offrire al paziente un risultato naturale e personalizzato piuttosto che in accordo con le tendenze del momento. Avvalendosi di trattamenti sottili che sublimano la bellezza del viso e ne migliorano l’aspetto in modo significativo ma impercettibile. Tanto che spesso nessuno lo noti e sospetti “l’aiutino” della medicina estetica.

Conclusioni sui benefici degli iniettabili usati come self-care

Ma questa sensazione di “sentirsi bene senza apparire diversi” giustifica l’inclusione degli iniettabili nell’universo della cura di sé? Difficile dare una risposta. Se si è alla ricerca di una maggiore autostima e sicurezza, la strada giusta da intraprendere è un percorso interiore. Ma è innegabile che, se un inestetismo crea disagio e fa sentire inadeguati, gli iniettabili possono essere d’aiuto. Così come se vengono scelti per migliorare il proprio aspetto in modo naturale e non per il desiderio di adeguarsi a degli standard di bellezza che di reale hanno ben poco.

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